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Data

26 Ott 2019

Ora

18:00 - 23:00

Cena della Solidarietà: l’unione fa la Fo(r)za

Sabato 26 ottobre: Cena della solidarietà “L’unione fa la Fo(r)za”

Alle ore 18.00, presso la Sala Emilio Oro, si terrà una conferenza e proiezione dedicata al ciclone Vaia, le sue cause ed i suoi sviluppi a distanza di giusto un anno dall’accaduto.
A cura di Fabio Ambrosini Bres.

Fabio Ambrosini Bres Foza 7 Comuni
Nella foto il relatore Fabio Ambrosini Bres: fotografo e parapendista

Dalle ore 19.30, presso la Palestra delle Scuole di Foza – Giacomo Leopardi, si svolgerà la cena per la raccolta fondi, che saranno devoluti all’AE (Associazione Epilessia) ed agli istituti scolastici del comune.
Seguirà intrattenimento musicale e sottoscrizione a premi.

Uniti per Fo(r)za Foza 7 Comuni

Ciclone Vaia - Foza 7 Comuni


Alcune immagini delle devastazioni causate da Vaia

Il maltempo sul Triveneto del 26-30 ottobre 2018 è un evento che si è verificato sul nordest italiano (interessando quasi essenzialmente l’area montana) a seguito di una forte perturbazione di origine atlantica che ha portato sulla regione persistenti piogge a partire dal 26 ottobre 2018, nel quadro dell’ondata di maltempo sull’Italia dell’ottobre-novembre 2018. A questo si è aggiunto anche un fortissimo vento caldo di scirocco che, soffiando tra i 100 e i 200 km/h per diverse ore, ha provocato lo schianto di milioni di alberi con la conseguente distruzione di decine di migliaia di ettari di foreste alpine. L’Unità di Crisi attivata dalla Regione Veneto definì l’evento come il peggiore rispetto all’alluvione del Veneto del 2010, all’alluvione di Venezia del 4 novembre 1966 (che comunque interessò tutta la Regione) e ad altri precedenti eventi meteorologici registrati sul territorio.

Il forte maltempo interessò anche le vicine regioni di Croazia, Austria e Svizzera.

Alle ore 14 del 26 ottobre la protezione civile della Regione Veneto aveva deciso di emanare l’allerta rossa per parte della rete idrogeologica regionale. In particolare preoccupava la situazione sull’Agordino dove un vasto incendio (il più importante registrato in Veneto negli ultimi decenni), scoppiato il 24 ottobre, aveva bruciato circa 650 ettari di foreste compromettendo la stabilità del terreno. Il 28 ottobre poi, a seguito degli aggiornamenti meteo, su quasi tutta la regione Veneto venne estesa l’allerta rossa di elevata criticità di rischio idraulico e idrogeologico.

Pioggia

La tempesta denominata “Adrian” o anche “Vaia” del 29 ottobre 2018 ripresa dal satellite EUMETSAT
Caddero al suolo in soli tre giorni (27, 28 e 29 ottobre) sulle aree montane del Veneto fino a 715,8 mm di pioggia registrati nella stazione di rilevamento di Soffranco (Longarone), superando i dati del 1966[2] e ben 870 mm a Forni di Sotto sulle Prealpi carniche in Friuli. Per diverse stazioni del bellunese, i quantitativi di pioggia caduti durante l’evento hanno costituito un record assoluto da quando l’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha incominciato il monitoraggio pluviometrico sul territorio (ossia dal 1992).

L’alluvione ha coinvolto alcuni comuni veneti, trentini e friulani ma anche lombardi, le zone più colpite sono state quelle dell’Agordino, del Cadore, del Feltrino, del Comelico, della Carnia, della Val di Fassa e Val di Fiemme. Le forti e abbondanti piogge hanno fatto straripare i fiumi Piave e Brenta mentre per evitare lo straripamento del fiume Adige è stata aperta la Galleria Adige-Garda. In ambiente montano sono esondati diversi torrenti e gli smottamenti sono stati numerosi. È tracimato anche il Lago di Alleghe.

Vento

Gli schianti sull’Altopiano dei Sette Comuni: la piana di Marcesina è stata la zona in assoluto più colpita dai danni da vento, con 800.000 metri cubi di legname caduti a terra (dati TESAF, Università degli Studi di Padova)

Distesa di alberi sradicati in località Scandorlai presso il Monte Costalta (Baselga di Piné), una delle tante zone forestali del nordest rase al suolo dagli eventi
Il vento di scirocco ha toccato il 29 ottobre (valore istantaneo riportato a 10 m dal suolo) raffiche in Veneto di 192,24 km/h registrate dalla stazione Arpa del monte Cesen e di 166,68 km/h dall’omologa stazione del monte Verena mentre in Carnia si sono toccati i 200 km/h e i 170 km/h rispettivamente nelle stazioni Osmer di Cima Rest e di Col Gallina (Polcenigo). In Trentino, sul Passo Rolle, il vento ha raggiunto i 217,3 km/h. Le fortissime raffiche, paragonabili secondo l’alpinista Reinhold Messner a venti che si registrano sul monte Everest (molto intensi anche i venti medi che hanno soffiato spesso superando i valori più alti della scala di Beaufort, tra “tempesta violenta” e “uragano”), hanno determinato lo schianto di numerosissimi alberi e in diversi casi l’abbattimento di intere foreste. Le zone più colpite dal vento sono state l’Altopiano dei Sette Comuni (sopprattutto la Val d’Assa e la Piana di Marcesina), la Val Visdende, l’alto Agordino (Rocca Pietore, Colle Santa Lucia, Caprile e Alleghe), l’area circostante il Lago di Carezza, le Valli di Fassa e di Fiemme (in particolare Paneveggio) e l’Altopiano di Piné oltre che varie zone della catena del Lagorai. Anche parte della Regione Lombardia (soprattutto la Valcamonica) è stata interessata dagli eventi.

In particolare proprio a causa dello schianto di numerosi alberi lungo le linee elettriche ma anche a seguito del crollo di piloni, si registrarono fortissimi disagi alla distribuzione di corrente elettrica su tutto il territorio montano del Triveneto, tanto che il 30 ottobre Terna ed Enel avevano con difficoltà rialimentato 200.000 utenze fra Veneto e Friuli, ma il 31 ottobre le utenze senza energia elettrica erano ancora 10.000 in Carnia, 3.000 nel Trentino orientale (Val di Fiemme e Val di Fassa) e 8.600 nel vicentino (in particolare sull’Altopiano dei Sette Comuni).

Danni
La stima definitiva dei danni in Friuli Venezia Giulia, secondo la protezione civile regionale, ammonta a 615 milioni di euro. In Veneto (la Regione più colpita) i danni sono stati valutati in 1 miliardo e 769 milioni di euro mentre le stime per il Trentino sono sui 250-300 milioni di euro e 85,4 milioni in Alto Adige. In Lombardia le stime sono sui 40 milioni di euro di danni.

Per quanto concerne le foreste, a causa del vento secondo le stime sono stati abbattuti 8,6 milioni di metri cubi di legname (dato mai registrato in epoca recente in Italia) su una superficie di 41.000 ettari.

Origine del nome “Vaia”
In Europa esiste la possibilità di pagare per poter dare il proprio nome a un evento meteorologico: l’Istituto di Meteorologia della Freie Universität di Berlino fin dagli anni ’50 del secolo scorso mette a disposizione un nome di donna in modo da assegnarlo in modo casuale a uno specifico evento (aree di alta o bassa pressione).

L’evento del 26-30 ottobre 2018 ha casualmente preso il nome della signora Vaia Jakobs, manager di un grande gruppo multinazionale, grazie a un regalo originale del fratello.

Fonte Wikipedia

 

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